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      La disgregazione dell'Impero carolingio

  

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Il grande Impero carolingio durò poco più di ottant’anni. Considerato patrimonio dell’imperatore, alla morte di Carlo Magno, nell’814, l’impero passò, per successione ereditaria, all’unico figlio rimasto in vita, Ludovico Pio, che governò dall’814 all’840. Alla sua morte, per lo stesso principio, i tre figli eredi, dopo conflitti e litigi, si spartirono l’impero, secondo quanto stabilito nel trattato di Verdun (843), in tre aree: a Lotario (che mantenne il titolo di imperatore) furono assegnati l’Italia settentrionale, la Borgogna e la Lotaringia (l’attuale territorio della Lorena); a Ludovico il Germanico la Germania; a Carlo II il Calvo la Francia occidentale e la Marca spagnola. La disgregazione dell’impero era solo agli inizi. Già sotto Carlo Magno i feudatari vassalli si comportavano da padroni del feudo e approvavano leggi a loro piacimento; con gli eredi di Carlo Magno questo fenomeno divenne ancor più forte e generalizzato. Nell’877, con il Capitulare di Kiersy, i grandi feudatari ottennero che fosse riconosciuto il principio di ereditarietà dei feudi maggiori. In pratica, i feudatari potevano trasmettere ai figli la proprietà dei feudi. Proprio i grandi feudatari fecero fallire più tardi l’unico tentativo di riunificazione dell’impero ad opera di Carlo III il Grosso (881-887). La sua deposizione, nell’887, decretò la fine dell’impero carolingio e la formazione di Regni indipendenti: Italia, Francia e Germania. L’Europa, non più unita e non più difesa da un forte esercito si esponeva ancor di più alle migrazioni dei popoli confinanti.